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Maggio 22, 2019

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Non accenna a sparire il traffico di neonati tra Nigeria, Niger e Benin.

2018/02/11, 20:20


Non accenna a sparire il traffico di neonati tra Nigeria, Niger e Benin.   

Truth ONG - Secondo Africa ExPress, il traffico di neonati tra la Nigeria, Niger e Benin era stato smantellato nel giugno del 2014, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine dei tre Stati. I neonati arrivavano in Niger dalla Nigeria, passando per il Benin ed erano destinati a coppie sterili, pronte a pagare migliaia di euro pur di avere un figlio.

Truth ONG - Secondo Africa ExPress, il traffico di neonati tra la Nigeria, Niger e Benin era stato smantellato nel giugno del 2014, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine dei tre Stati. I neonati arrivavano in Niger dalla Nigeria, passando per il Benin ed erano destinati a coppie sterili, pronte a pagare migliaia di euro pur di avere un figlio.

Le madri naturali generalmente erano giovani donne nigeriane, con gravidanze non desiderate, più raramente perché stuprate. Si facevano ricoverare in cliniche private in Nigeria, in cosiddette “fabbriche di bambini”. In cambio del loro figlio, ricevevano un compenso di centocinquanta euro. Nel miserabile commercio erano coinvolti anche impiegati e paramedici.

Una volta scoperta l’origine dei neonati venduti, Niamey aveva rifiutato di occuparsi di queste creature, in quanto non cittadini nigerini. A quel punto Abuja aveva ripreso i bébé, affidandoli ad un orfanotrofio in Nigeria, eccezione fatta per i due gemelli della coppia Amadou, genitori che risultavano introvabili.

L’uomo arrestato in Nigeria stava cercando di procurare passaporti nigeriani ai due gemelli. In seguito alle sue ammissioni, il procuratore generale della ex colonia britannica ha chiesto formalmente alle autorità di Niamey di effettuare il test del DNA alla moglie di Amadou per poter definire la genitorialità.

Quando gli inquirenti hanno bussato alla porta della signora Hadiza, questa risultava introvabile, sembra che si trovi all’estero. Inoltre, già qualche anno fa la coppia aveva rifiutato di sottomettersi a tale test perchè vietato dalla loro religione.

Intanto in Nigeria il traffico di minori non si ferma. Solo pochi giorni fa la polizia di Lagos ha fatto irruzione in un appartamento a Ejigbo perché sospettato di essere un centro di transito per il traffico e la vendita di bambini. All’interno del monolocale sono stati trovati sei piccoli, dell’età dai tre ai dieci anni.

La polizia ha agito dietro denuncia dei vicini, che lamentavano la presenza dei bambini in un ambiente poco arieggiato, sotto custodia di una donna che non risulta essere la loro madre. Naturalmente “la custode” ha respinto tutte le accuse, affermando che si trattava di figli di parenti. Purtroppo nessuno dei bimbi sapeva quale fosse il proprio cognome. In attesa della fine delle indagini, i minori sono stati affidati ad un istituto.

Molte giovani donne nigeriane, spesso ragazze madri, vendono i loro figli per pochi soldi, e, come riferiscono, per problemi economici, altre, invece perché temono di affrontare la famiglia una volta rimaste incinte di un uomo sconosciuto o non accettato dai parenti. Queste donne vengono avvicinate e poi incoraggiate da trafficanti senza scrupoli.

Il commercio di neonati è diventato ormai un affare che frutta milioni e milioni di dollari, coinvolgendo spesso coppie sterili in tutto il mondo, desiderose di avere un figlio. Le cosiddette “fabbriche per bambini” fioriscono ovunque nel Paese.

La legge nigeriana vieta il traffico di esseri umani e la vendita di bambini. Esiste una speciale agenzia dello Stato per contrastare queste pratiche illegali e immorali, ma spesso la sua azione è senza successo.

La National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons ha dovuto ammettere che è nell’impossibilità di seguire tutti casi e alcune agenzie internazionali hanno fatto sapere che il traffico di esseri umani risulta essere il terzo tra i maggiori crimini commessi nel Paese, secondo solo a quello delle frodi finanziarie e il narcotraffico.

Malgrado gli avvertimenti del Dipartimento di Stato americano che esorta e spiega di non adottare bambini in Nigeria, dal 1999 ad oggi sono stati dati in adozione ben milleseicento piccoli a cittadini statunitensi.

Abuja non ha sottoscritto la Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993 sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale, dunque senza uno statuto riconosciuto a livello internazionale, è pacifico che la corruzione, la peggiore piaga del Paese, abbracci anche quello che uno dei più generosi gesti d’amore, a discapito di piccole creature indifese.

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