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Aprile 26, 2019

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La mano saudita si estende anche sulla Scala

2019/03/11, 02:41


La mano saudita si estende anche sulla Scala   

Scontro tra Sala e Fontana per i soldi sauditi. L'Arabia Saudita vuole investire 15 milioni di euro per il teatro La Scala.

Milano non vuole i sauditi alla Scala. L'Arabia Saudita sarebbe intenzionata a investire 15 milioni di euro per il teatro, cosa che non ha fatto piacere a molti e ha suscitato innumerevoli critiche. I soldi sauditi sono quindi diventati motivo di scontro tra il sindaco e il presidente della Regione. 
A Giuseppe Sala non è piaciuto che Attilio Fontana in un’intervista al Corriere della sera, abbia detto che il progetto di far entrare Riad nel tempio della lirica era stato organizzato a sua insaputa. Fontana a sua volta gli ha risposto che Philippe Daverio, in cda per conto della Regione, era al corrente di tutto.
La questione sembra aver messo d’accordo maggioranza e opposizione: tutti sembrano non volere i soldi sporchi dell'Arabia Saudita. La democratica Lia Quartapelle ha rilasciato una dichiarazione in cui dice che mai e poi mai un Paese che taglia a pezzi e brucia i giornalisti può mettere piede a Milano. 
Stessa posizione anche da parte dei leghisti, che si sono detti contrari al finanziamento saudita. È arrivata anche una presa di posizione da parte del partito Cinque Stelle, che per bocca del ministro dei Beni culturali ha definendo inappropriata la presenza di un Paese straniero in un cda italiano.
Così tanto sdegno per la presenza saudita è assolutamente comprensibile e lodevole, tenendo conto della persecuzione dei dissidenti e degli attivisti che avviene nel paese, della recente uccisione di Khashoggi e della terribile guerra in Yemen perpetrata dai sauditi, però c'è un po' puzza di incoerenza.
C’è un intero quartiere di Milano che è in mano al Qatar, uno dei principali finanziatori del terrorismo. I libici sono presenti nel consiglio di Unicredit e i rappresentanti degli emiri in quello di Alitalia. Continuiamo ad avere rapporti con l’Egitto, colpevole della morte di Giulio Regeni. 
Vengono firmati trattati con i cinesi aumentandone sempre di più la presenza sul territorio, cosa che di certo non fa bene all' economia italiana che si trova costretta a competere con gli standard di produzione cinesi. Si parla di democrazia e lotta al terrorismo, ma vengono vendute armi che non si sa in mano a chi finiscano.
Quindi va bene dire di no ai soldi sauditi sia per contrastare la presenza straniera sul territorio sia perché è un paese che non rispetta minimamente i diritti umani, ma sarebbe meglio fare lo stesso anche con altri paesi che non sono molto diversi da Riyadh, altrimenti viene il dubbio che il problema tra Sala e Fontana non siano veramente i soldi sauditi, ma qualcosa di personale.

Parola chiave

Terrorismo،Arabia Saudita،Italia

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