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Agosto 23, 2019

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La crisi indo-pakistana e la deterrenza nucleare dopo il tramonto del trattato INF

2019/03/10, 23:59


La crisi indo-pakistana e la deterrenza nucleare dopo il tramonto del trattato INF   

Hanno suscitato viva apprensione, alcuni giorni fa, le tensioni e gli scontri verificatisi tra India e Pakistan.

Imputando ad Islamabad la responsabilità di un sanguinoso attacco jihadista verificatosi sul proprio territorio, costato la vita il 14 febbraio scorso ad oltre 40 soldati indiani, il governo di New Delhi ha deciso di effettuare una rappresaglia contro l'inquieto paese vicino.
Conseguentemente, il 26 febbraio, aerei dell'aeronautica militare indiana sono penetrati nello spazio aereo pakistano per bombardare alcuni bersagli situati del cosiddetto Kashmir Libero — così i pakistani chiamano la porzione della regione sotto il loro controllo per contrapporla all'altra rimasta sotto sovranità indiana. New Delhi ha affermato di aver ucciso o ferito durante l'incursione un alto numero di terroristi, addirittura 350, distruggendo il campo in cui si addestravano. Secondo fonti pakistane, invece, gli ordigni indiani sarebbero caduti in zone sostanzialmente desertiche senza far danni o vittime.
Quanto è accaduto successivamente è ancora meno chiaro.
L'aviazione pakistana avrebbe tentato a sua volta una sortita nei cieli indiani, determinando la reazione della caccia avversaria. Gli aerei di Islamabad sarebbero quindi rientrati nello spazio aereo nazionale, inseguiti però da quelli di New Delhi che, in un duello o ad opera della contraerea pakistana, avrebbero avuto la peggio. L'India avrebbe perduto almeno un aereo, se non due. In effetti, i resti di un aeromobile con le coccarde indiane sono stati mostrati dalla televisione pakistana. Ma a destar sensazione sono state soprattutto le immagini relative al pilota indiano del caccia abbattuto, circondato da un gruppo di civili inferociti e poi messo in salvo dai militari pakistani che lo hanno fatto prigioniero. Si sono fatte sentire per un po' anche le artiglierie delle forze terrestri dei due paesi, senza che peraltro venissero predisposte o condotte operazioni di maggiori ambizioni. Quindi è subentrata una fase di stasi e distensione, durante la quale, tra le altre cose, i pakistani hanno permesso al pilota catturato di far ritorno in patria.
La crisi parrebbe essersi conclusa. Da quanto è successo sembra possibile trarre almeno un paio di conclusioni.
La prima è che il contenzioso che dal 1947 contrappone India e Pakistan continua ad assorbire energie politiche e militari importanti in entrambi i paesi. La deterrenza nucleare reciproca non impedisce alle parti di intraprendere iniziative offensive a bassa intensità o di tipo indiretto l'una nei confronti dell'altra. Per certi versi, anzi, si ha come l'impressione che esplosioni di violenza contenute nel tempo e nello spazio vengano utilizzate per soddisfare periodicamente le pulsioni nazionaliste delle rispettive opinioni pubbliche e degli apparati militari.
Il secondo insegnamento è persino più importante, in quanto applicabile anche al di fuori dell'Asia meridionale. Proprio la presenza della deterrenza nucleare ha infatti circoscritto il conflitto, impedendogli di assumere un'estensione maggiore.
È stato il premier pakistano Imre Khan ad invocare per primo la moderazione e la prudenza, ricordando anche agli indiani l'estrema pericolosità della situazione venutasi a creare tra due potenze dotate di armi nucleari. Tale considerazione ha senz'altro svolto un ruolo decisivo nel consigliare anche al capo del governo indiano Modi a venire a più miti consigli. Persino in una regione del mondo così facilmente infiammabile, l'atomo militare è stato quindi capace di ricondurre alla ragione due Stati che in altre epoche non avevano esitato a combattere guerre sanguinose.
La dissuasione è pertanto importante e davvero può favorire la causa della pace, quando sia reciproca e le parti contrapposte possano farla valere reciprocamente. Venendo ad un quadrante più vicino al nostro, secondo Mosca, questa situazione sarebbe venuta meno in Europa.
Com'è noto, gli Stati Uniti hanno accusato la Federazione Russa di aver sviluppato e schierato sul teatro europeo un missile a gittata intermedia interdetto dal Trattato Inf con il quale, nel 1987, si avviò a conclusione la Guerra Fredda. La Russia nega di aver costruito un vettore "proibito", ma ha a sua volta rotto gli indugi, abbandonando l'accordo esattamente come gli Stati Uniti. In Europa, sono adesso in tanti a preoccuparsi, temendo il ritorno ai cupi giorni dei primi anni ottanta del secolo scorso, quando in ambito Nato, in risposta ad un'analoga classe di vettori introdotta da Mosca, si decise di installare sul suolo europeo un certo quantitativo di missili americani a testata nucleare che avrebbero potuto raggiungere il territorio sovietico.
La situazione attuale peraltro appare assai diversa da quella di quegli anni ormai lontani. Dell'antica, grande, superiorità convenzionale sovietica non esiste più traccia e la dottrina militare russa da tempo assegna alla dissuasione nucleare un ruolo di fondamentale importanza nella protezione della sicurezza nazionale. L'opzione del primo ricorso alle armi atomiche è passata dalla Nato alla Russia, che ora vi vede l'estrema garanzia rispetto al rischio di subire aggressioni.
Ben si capisce, allora, perché l'allestimento in Europa di difese antimissilistiche teoricamente pensate per respingere eventuali attacchi provenienti dall'Iran generi così tanti timori in Russia. Se dal nucleare militare dipende la credibilità della dissuasione russa, qualsiasi cosa ne riduca anche solo in teoria l'efficacia crea uno squilibrio ritenuto suscettibile di incoraggiare attacchi su vasta scala. Poco importa che nessuno oggi covi l'ambizione dichiarata di invadere la Russia. I ragionamenti a medio e lungo termine si costruiscono infatti sulla valutazione delle capacità disponibili e della correlazione fra di loro.
Se la deterrenza nucleare russa divenisse meno credibile, si determinerebbe uno squilibrio che potrebbe anche generare in qualche paese la tentazione di aggredire la Federazione. Trovare un modo di perforare lo scudo antimissilistico in allestimento serve quindi, per quanto possa apparire controintuitivo, la causa della pace nella misura in cui ripristina l'equilibrio rotto dalle nuove difese.
È forse per questo motivo che, apparentemente, gli Stati Uniti non avvertono tanto acutamente la necessità di portare in Europa nuovi missili. Non ne hanno neppure di pronti ed affermano nelle sedi diplomatiche di non voler caricare di testate nucleari quelli che un domani acquisiranno.
È una situazione inedita e paradossale, di cui forse Washington intende valersi anche per dimostrare agli alleati europei la fragilità della loro posizione, lasciando di fatto Mosca libera di dotarsi delle armi che desidera per restituire credibilità alla propria deterrenza nucleare e quindi alla propria difesa, altrimenti in parte compromessa dall'apparizione in Europa dell'antimissile americano.

Parola chiave

Violenza،India،Pakistan

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