- Domenica
Gennaio 20, 2019

Centro di ricerca sui diritti umani

Trump parla dell’ Afghanistan: ecco cosa vogliono gli Stati Uniti

2019/01/06, 23:17


Trump parla dell’ Afghanistan: ecco cosa vogliono gli Stati Uniti   

" I talebani sono nostri nemici. L’Isis è un nostro nemico. C’è un’area in cui talebani e Isis stanno lottando. Perché non li lasciamo combattere tra loro? Due nostri nemici stanno combattendo tra loro e noi dobbiamo essere lì?”, ha affermato Trump.

Donald Trump è tornato a parlare di Afghanistan. Lo ha fatto con i suoi soli modi informali, a tratti bruschi, sicuramente non avvezzi alla diplomazia. Ma le parole del presidente degli Stati Uniti non sono in ogni caso da sottovalutare. In primis, perché a parlare è il leader del Paese. In secondo luogo, perché la retorica di Trump non è affatto così priva di conseguenze come spesso si afferma. In molti casi non raggiunge immediatamente lo scopo diretto del messaggio: ma l’obiettivo indirette lo riesce a conseguire. E nella maggior parte dei casi, significa smuovere le acque e mettere in allarme Difesa e alleati.
Lo ha fatto con la Siria, quando ha annunciato il ritiro delle truppe Usa per poi farlo slittare di quattro mesi. E lo ha fatto adesso con l’Afghanistan, confermando un impegno già preso nei mesi scorsi sulla volontà di uscire lentamente dal conflitto che da 17 anni vede le forze americane combattere i talebani. Un conflitto che, fino a questo momento, si è rivelato del tutto fallimentare.
“Siamo a 6000 miglia dall’Afghanistan, perché dobbiamo essere lì?” ha chiesto Trump rispondendo alle domande dei cronisti. “I talebani sono nostri nemici. L’Isis è un nostro nemico. C’è un’area in cui talebani e Isis stanno lottando. Perché non li lasciamo combattere tra loro? Due nostri nemici stanno combattendo tra loro e noi dobbiamo essere lì?”. Domande che appaiono estremamente superficiali, ma che indicano una prima linea di quelle posizioni “isolazioniste” tanto care a una certa area repubblicana di cui Trump è alfiere. E che soprattutto servono a mandare messaggi agli alleati.
“L’India dovrebbe essere coinvolta in Afghanistan… Il premier Modi è molto intelligente, mi dice che hanno costruito una biblioteca in Afghanistan, chissà se qualcuno ci va… “, aggiunge Trump con tono quasi ironico. Poi un passaggio, quello sull’invasione dell’Unione sovietica, che ha scatenato un putiferio a Kabul: “L’Unione Sovietica è andata in bancarotta combattendo in Afghanistan. È diventata la Russia per colpa dell’Afghanistan… I sovietici erano lì per combattere il terrorismo ed evitare che entrasse in Unione Sovietica… Il Pakistan è lì, dovrebbe combattere…”
Una frase interessante, soprattutto perché non solo è stata anticipata da un messaggio dei talebani proprio riguardo l’invasione sovietica, ma anche perché è stata ricevuta con ira dal governo afghano. Prima delle dichiarazioni di Trump, i talebani avevano inviato un comunicato in lingua pashtu, dari e inglese, in cui esortavano gli Stati Uniti ad abbandonare l’Afghanistan, altrimenti sarebbero andati incontro a una sconfitta militare come l’Urss.
“Fate attenzione alla sconfitta sovietica in Afghanistan e abbandonate i pensieri di mettere alla prova il coraggio degli afghani, già testato”, ha affermato Zabiullah Mujahid, portavoce talebano. E lo stesso portavoce ha aggiunto che qualsiasi rapporto tra i guerriglieri afghani e Stati Uniti dovrebbe basarsi su “solidi principi diplomatici ed economici” piuttosto che sul conflitto. Idea confermata anche dagli incontri fra delegati Usa e talebani negli Emirati.
Ma questi negoziati fra Washington e Talebani, uniti alle frasi di Trump sull’invasione sovietica, non sono piaciuti affatto al governo afghano, che è rimasto decisamente stupito da quanto detto dalla Casa Bianca. Stupore già manifestato alcuni giorni prima l’annuncio di un ritiro di almeno metà del contingente americano dall’Afghanistan. Tanto che come scrive Agenzia Nova, “il capo di Stato maggiore Usa, il generale Mark Milley, si è recato giovedì a Kabul, nella capitale dell’Afghanistan, per un incontro con il presidente Ashraf Ghani”.
Come scritto dall’ufficio del presidente Ghani, Kabul ha chiesto chiarimenti a Washington sulle frasi riguardanti la guerra con l’Unione sovietica, considerate offensive per la memoria afghana. Nella nota diffusa da Kabul, si descrive la sfida ai sovietici come una “rivolta nazionale per la libertà”, e il presidente afferma come “tutti i presidenti americani abbiano denunciato questa invasione e sostenuto il sacro jihad degli afghani”.
Anche il ministro degli Esteri afghano, Salahuddin Rabbani, ha ricordato la “resistenza eroica” e il “sacrificio di milioni di afghani”. In un tweet, Rabbani ha scritto: “L’occupazione sovietica è stata una grave violazione dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale dell’Afghanistan. Qualsiasi altra teoria sfida i fatti storici. L’invasione è stata condannata dall’Onu e dalla comunità internazionale”.
Ma quelle frasi di Trump hanno anche un altro significato. Ed è proprio il passaggio su India e Pakistan a dover chiarire quale possa essere il piano della Casa Bianca. Come nella guerra in Siria, in cui Trump sostanzialmente vorrebbe ritirare le truppe Usa per lasciare che siano i partner regionali a essere coinvolti, così anche in Afghanistan l’idea del presidente americano sembra quella di voler coinvolgere gli alleati.
Obiettivo non semplice, dal momento che il Pakistan è entrato nell’orbita cinese e da sempre ha il rubinetto dell’islamismo radicale in Afghanistan e nella regione. Mentre per quanto riguarda l’India, il gigante asiatico è sempre apparso restio ad accettare un ruolo attivo nel conflitto afghano, prediligendo un intervento “soft” che tendesse a togliere potere all’influenza pakistana anche in ottica anti-cinese.

Parola chiave

Guerra in Afghanistan،Talebani،Trump،USA

Le vostre opinioni:

Verità ONG ha ricevuto i tuoi suggerimenti e li ha analizzati attentamente.

La tua opinione

La tua opinione

Notizie collegate

free website counter